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Paragrafo 1 . Lenin e la Rivoluzione russa.

     
Introduzione.

La  prima rivoluzione marxista della storia rappresenta un paradosso
rispetto alla filosofia di Marx: la Russia - nonostante dalla  seconda
met dell'Ottocento avesse avviato un processo di modernizzazione e di
industrializzazione  -  non  viveva certamente  quella  situazione  di
sviluppo  delle  forze produttive e dei mezzi di produzione  che  Marx
aveva individuato come necessaria per la rivoluzione comunista.
     Vladimir  Ilic  Ul'janov, detto Lenin, fu l'artefice  di  quella
rivoluzione.
     Fin  dalla  sua  adesione - in giovanissima et  -  al  movimento
rivoluzionario russo, egli polemizz, in patria, sia con  i  populisti
sia  con  i marxisti ortodossi di Plechanov e, nel panorama socialista
europeo, con il revisionismo di Bernstein.
     
Il Che fare?: partito e coscienza di classe.
     
La particolare situazione della Russia spinse Lenin a riflettere su un
aspetto  particolare  del pensiero di Marx: la  funzione  del  partito
rispetto alla formazione della coscienza di classe. A questo tema egli
dedica  il Che fare?, un opuscolo pubblicato nel 1902. Lo scopo  dello
scritto    immediatamente politico e organizzativo, dal  momento  che
tratta   del  carattere  e  del  contenuto  essenziale  della  nostra
agitazione politica, dei nostri compiti organizzativi e del piano  per
la  creazione  simultanea, da diverse parti, di  un'organizzazione  di
lotta  per tutta la Russia(2); ma questo lavoro di Lenin assume anche
una  rilevanza  filosofica e diventa un punto di  riferimento  per  il
marxismo  del  ventesimo  secolo. Nel  Che  fare?  Lenin  propone  una
forzatura  nel processo di formazione della coscienza di  classe,  che
Marx   vedeva  dialetticamente  connessa  allo  sviluppo  delle  forze
produttive:  secondo  Lenin, grazie a un partito di  rivoluzionari  di
professione,     prevalentemente    intellettuali,    la     coscienza
rivoluzionaria,  non  ancora  presente nel  proletariato,  pu  essere
indotta  dall'esterno. In questa prospettiva cambia  il  rapporto  che
Marx   aveva   individuato  fra  teoria  e  pratica,   che   procedono
parallelamente  e  in connessione l'una con l'altra  (filosofia  della
prassi);  per  Lenin  la  teoria  precede  la  prassi:  Senza  teoria
rivoluzionaria  non  vi  pu essere movimento rivoluzionario(3).  Per
avvalorare questa sua posizione, Lenin cita un lungo brano  di  Engels
in   cui  il  carattere  scientifico  del  socialismo  viene   fatto
discendere dal senso teorico degli operai tedeschi, il quale, a  sua
volta, deriva dalla forza della filosofia tedesca, a partire da quella
di Hegel.(4)
     
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     Far  precedere la teoria alla prassi, ritenere che il depositario
della  teoria sia un gruppo ristretto, identificare questo gruppo  con
il  partito,  vuol dire pensare a un partito assai diverso  da  quello
teorizzato da Marx. Per Marx la teoria rivoluzionaria - anche quando 
formulata  da  intellettuali borghesi - non  pu  nascere  che  come
espressione  della prassi del movimento operaio. Lenin sbaglia  quando
confonde il pensiero di Marx con la sua condizione sociale: dal  fatto
che Marx ed Engels fossero intellettuali borghesi fa derivare che la
teoria  e  la  coscienza  socialista possono essere  apportate  agli
operai  solo  dall'esterno; gli operai da soli  possono  elaborare
unicamente una coscienza di tipo sindacale.(5)
     
La rivoluzione e lo stato.
     
La  concezione  leninista  del partito ha,  ovviamente,  ripercussioni
sulla concezione della rivoluzione e della transizione al socialismo e
al comunismo.
     Il  partito  che supplisce la classe sul piano della coscienza  e
della  elaborazione  della teoria rivoluzionaria,  la  pu  sostituire
anche  al  momento della rivoluzione e nella gestione del potere,  una
volta che la rivoluzione sia stata vittoriosa.
     A  questi princpi si ispir la prassi di Lenin e dei bolscevichi
da lui guidati durante la Rivoluzione russa del 1917. Una insurrezione
popolare,  come la rivoluzione del febbraio 1917, che port alla  fine
del  regime  zarista  e  all'instaurazione di un  regime  democratico-
borghese, fu trasformata, in ottobre, in rivoluzione proletaria  per
l'iniziativa  politico-militare  di  un  partito,  quello  bolscevico,
decisamente minoritario.
     Gi  Marx, come abbiamo visto, aveva teorizzato la necessit  che
la   classe   operaia,  una  volta  preso  il  potere  attraverso   la
rivoluzione,  lo  esercitasse  facendo ricorso,  durante  la  fase  di
transizione,  anche agli strumenti repressivi dello stato borghese.(6)
Lenin  ritorna  su questi problemi in Stato e rivoluzione,  pubblicato
nell'estate del 1917.
     Dopo  avere  ribadito  la teoria marxiana  che  lo  stato    uno
strumento  di sfruttamento della classe operaia(7), e che  quindi  
necessario  distruggerlo(8),  Lenin fornisce  una  versione  dell'idea
marxiana   di  dittatura  del  proletariato  a  nostro  avviso   assai
restrittiva: una organizzazione dell'avanguardia degli oppressi
     
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     in  classe  dominante  per reprimere gli  oppressori(9).  Non  
difficile  intuire che l'avanguardia degli oppressi  coincide  con  il
partito,  ed   altrettanto evidente che una parte di quegli  oppressi
(la  maggioranza)  non esercita assolutamente il potere  che  pure  la
rivoluzione dovrebbe averle conferito.
     
Il leninismo.
     
Il  pensiero  teorico  di  Lenin  pu essere  letto  alla  luce  della
situazione   russa,   che,  per  l'arretratezza   delle   condizioni
economiche  del  paese e per l'accerchiamento internazionale  dopo  la
rivoluzione,  avrebbe  imposto ai bolscevichi  di  assumere  posizioni
particolarmente  dure  e  antidemocratiche. Ma questa  interpretazione
farebbe un torto allo stesso Lenin, che non intendeva certo attribuire
alla   propria   riflessione  teorica  un  carattere   contingente   o
occasionale.
     Il  leninismo, quindi, pur rifacendosi esplicitamente al pensiero
di  Marx,  si presenta come elaborazione autonoma di una nuova  teoria
filosofica  e  politica, che - unita al marxismo - costituir,  almeno
nella  prima  met  del  ventesimo secolo, la  dottrina  politica  dei
partiti comunisti: il marxismo-leninismo.
     Se  il marxismo ruota intorno ai concetti di classe e di lotta di
classe,  il  nucleo  caratteristico del  leninismo    costituito  dai
concetti di partito e di dittatura del proletariato.

Lo stalinismo e il diamat.
     
Il  successo  della Rivoluzione russa del 1917 produce - in  un  primo
momento  e  nonostante  l'autoritarismo e  la  dittatura  del  partito
teorizzati  da  Lenin - un clima di dibattito culturale,  artistico  e
filosofico assai vivace: abbiamo gi parlato della contaminazione  del
marxismo  con  il  pensiero di Nietzsche in  Gor'kij  e  Lunacarskij;
possiamo   ricordare  anche  l'opera  dell'artista  (poeta,   pittore,
drammaturgo)  futurista  V. Majakovskij e  quella  dello  psicologo  e
pedagogista L. S. Vygotskij.
     Ma  ben  presto la dittatura del partito soffoc ogni  iniziativa
di  creativit e di elaborazione individuale, costringendo prima molti
intellettuali   all'esilio   (o   al  suicidio,   come   Majakovskij),
deportandoli nei campi di lavoro o rinchiudendoli nelle carceri e  nei
manicomi.
     Nel  frattempo il marxismo-leninismo era diventato  la  filosofia
ufficiale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
     Gi  Lenin  -  riprendendo l'elaborazione di Engels  -(10)  aveva
sostenuto che i processi dialettici non caratterizzano solo la  storia
umana,  ma  anche  la  totalit della natura e della  materia.  Questa
concezione, nota come materialismo dialettico (abbreviato in  diamat),
costituisce  la  base  per  la  ricerca scientifica  e  l'elaborazione
filosofica  in Unione Sovietica, e ad essa si rifanno gli  studiosi  e
gli  scienziati  delle  pi  diverse  discipline,  dalla  fisica  alla
biologia, dalla pedagogia alla psicologia.
     Indubbiamente la scienza sovietica ha dato contributi di  rilievo
al  pensiero  scientifico  del  nostro  secolo,  e  si    inserita  -
sostenendo il punto di
     
     p 353 .
     
     vista del diamat - anche nel dibattito filosofico che era nato  e
si  svolgeva in Occidente. Abbiamo visto che J. Dewey,(11)  nel  1936,
apprezzava  il  modello organizzativo sovietico dei tempi  di  Stalin.
Ancora  negli  anni  Sessanta - e da parte di filosofi  della  scienza
occidentali  -  si  sosteneva la validit del materialismo  dialettico
come fondamento del metodo scientifico.(12)
     Se   si   dovesse   valutare  la  verit  di  un   modello   di
interpretazione   della  realt  dall'efficacia   pratica   dei   suoi
risultati, il giudizio sul diamat non potrebbe discostarsi  da  quello
che  si pu dare sui modelli occidentali, e la condanna del marxismo
sovietico  sarebbe  esclusivamente di tipo politico,  o,  al  massimo,
morale. Crediamo, invece, che il materialismo dialettico - con il  suo
richiamo  costante  e  quasi ossessivo a Hegel(13)  -  rappresenti  un
perdurare  di  quella modernit (illuminismo, hegelismo e positivismo)
che  Marx  aveva  cercato di superare, e che ricompare (o  sopravvive)
anche  nell'Europa occidentale nelle varie forme di positivismo e,  in
generale, nella fiducia nel carattere progressivo e liberatorio  della
razionalit scientifica.
     Il  marxismo  sovietico  - cui anche lo  stesso  Stalin  (Jsif
Visarinovic  Dzugasvili) volle dare un contributo con  lo  scritto
Sul  materialismo  storico  e  sul materialismo  dialettico(14)  -  si
presenta come un corpo dogmatico di dottrine dal quale paradossalmente
sembra   scomparire  proprio  l'elemento  dinamico  costituito   dalla
dialettica:  il  marxismo    ridotto  a  un  modello   -   rigido   e
progressivamente  semplificato  e impoverito  -  da  sovrapporre  alla
realt  per  conformarla ad esso. La dottrina di Marx sulla centralit
del lavoro, ad esempio, viene addotta a giustificazione dell'esistenza
dei  campi  di  lavoro  forzato in Siberia e la  trasformazione  della
societ  in  senso  autoritario  e totalitario  appare  come  una  sua
razionalizzazione: per cui ogni forma di opposizione
     
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     politica  o  culturale    bollata  come  irrazionalismo,  cio
follia, e come tale  curata nei manicomi.
